I finti tagli della casta

La casta ha annunciato un taglio sugli stipendi dei parlamentari pari a 1.300€ lordi, che diventano 700€ netti.

Casualmente la cifra somiglia molto all'aumento che i deputati riceveranno in busta paga a causa del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, ovvero 700€ netti.



Quello che emerge, oltre allo scandaloso aumento diretto avvenuto col passaggio al contributivo (che non andava neanche ipotizzato di questi tempi) non solo è il fatto che dietro la solita propaganda di questa gente non vi sia nessun reale provvedimento che dia il minimo segno di voler partecipare al risanamenti di quei conti che loro hanno distrutto; non solo un ostruzionismo diffuso a qualsiasi proposta di riduzione volontaria del salario, ma alcuni si oppongono persino al mancato aumento che questo provvedimento comporterà, tacciando di populismo chi indichi proprio questo provvedimento come insufficiente.



Queste persone, che con il loro stesso comportamento ci permettono di generalizzare senza crearci problema morale alcuni, non solo hanno dimostrato di non avere alcuna competenza e volontà di gestire un paese, devastandone economia e società, ma si rifiutano in tutti i modi di accettare qualsiasi provvedimento che intacchi minimamente i loro privilegi, come si trattasse di una classe nobiliare oligarchica destinata a comandare sul popolo schiavo, che trova inaccettabile qualsiasi rinuncia. Ciò accadeva ai tempi di Versailles, ma in una Repubblica a democrazia parlamentare come l'Italia, la sola idea che si sia creato un rapporto governanti-popolo equiparabile a quello tra sovrani e sudditi è assolutamente inammissibile e indica il totale distacco e la forte deviazione che evidentemente ha colpito profondamente i nostri dipendenti eletti.



Ogni giorno ci danno un nuovo motivo per aprire le porte del Parlamento alla democrazia del popolo e riformare questo paese avvelenato da un cancro di stato.

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