Finanziamenti ai partiti: due facce della stessa medaglia

In tempi di crisi parlare di finanziamenti ai partiti politici è sempre delicato.

Soprattutto se si vive in un paese il cui debito pubblico è stato fatto lievitare proprio dalla classe politica e dalla pessima amministrazione, e in un periodo nel quale ai cittadini vengono richiesti continui sacrifici.

 

La faccia brutta.

E' inutile dire, mentre i media informano di come i soldi dei partiti vengano usati per speculare, che la sola idea di vedere parte delle proprie (alte) tasse andare a finire in mano a gente che le usa a proprio comodo fa storcere la bocca. E torcere le budella. Mentre tanti, tantissimi italiani si domandano come arrivare a fine mese, molti dei quali col fardello della disoccupazione loro, o dei loro figli, sapere che un Senatore (già lautamente stipendiato) si metta a spendere i nostri soldi per guadagnarci sopra... beh, sì fa schifo.

E la reazione più normale è proprio quella di sentirsi presi in giro e voler levare loro qualsiasi possibilità di mettere mano ai soldi dei cittadini italiani, che vengono spesso e volentieri usati come fossero una personale proprietà privata, come ci trovassimo all'epoca di Versailles e i lavoratori italiani fossero costretti a pagare tributi ai loro sovrani per mantenerli nei palazzi d'oro.

 

Attenzione però.

Nonostante l'uso palesemente illegittimo che viene fatto di questi fondi, i finanziamenti ai partiti sono un importantissimo strumento democratico.

Lo scopo dei finanziamenti, difatti, è quello di permettere a qualsiasi entità politica, abbastanza importante da raggiungere almeno un seggio nell'amministrazione per cui si candida, di mantenere i costi e le spese di partito necessari a gestire campagne elettorali, iscrizioni, associazioni, studi, dipendenti e via discorrendo.

Lo scopo è quindi quello di provare ad a creare un minimo di equità nelle possibilità di accesso alla politica. Senza fondi ci si troverebbe nel sistema usato negli Stati Uniti, nel quale le campagne elettorali vengono finanziate dalle lobbies che avallano poi pretese sulle politiche della nazione stessa. E questo va chiaramente evitato, perché rischierebbe di comportare partiti retti da gruppo petroliferi, o energetici, che potrebbero così apertamente (e nel caso degli USA, legalmente) ricattare i partiti finanziati per far passare norme a loro comode.

Lo scopo dei fondi è quello invece di provare a dare a chiunque i mezzi per gestire un partito politico importante (abbastanza da aver raggiunto appunto almeno un seggio) senza dover essere necessariamente un imprenditore, una banca, una lobby o comunque esclusivamente una persona ricca o ben coperta.

 

Bisogna quindi essere molto attenti a non cadere nella facile trappola dell'estremizzare fino a chiedere la cancellazione dei fondi. Se i fondi non fossero mai esistiti, o non esistessero più, molte realtà politiche civiche sarebbero costrette a sparire, lasciando il passo solo ai partiti retti da grandi capitali privati (non sempre leciti)... e non ci vuole un genio per capire che chi dispone di grandi capitali privati difficilmente saprà come vive una famiglia monoreddito, un impiegato sottopagato o un disoccupato, e difficilmente se ne interesserà più di quanto non faccia la politica attuale.

 

Per questo motivo è, non solo giusto, ma doveroso, richiedere che vi sia un controllo effettivo ed efficace su come questi finanziamenti vengano usati, con trasparenza e pene chiare per chi utilizzi i fondi dei cittadini italiani per speculazioni o per interessi privati e non spese di partito. Ma non bisogna scadere nella rabbia distruttiva, rischiando di fare il gioco dei potenti e smantellare un pezzo in più di quella poca democrazia che ci resta.

 

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